Category: mare

maggio 6th, 2009 by admin

Primo giorno della mini crociera per un gita in barca a vela nelle isole della Toscana: la partenza per la mini crociera nelle isole della Toscana inizia dal porto di Piombino diretti all’isola Urgon di Plinio, isola modesta per dimensioni. Ed è per questo motivo che per visitare l’Isola Urgon di Plino occorre pochissimo tempo. Dell’Isola Urgon di Plinio resterete attratti per la pescosità delle sue acque. Lunga poco più di due chilometri, larga uno e mezzo, ha aspetto selvaggio, a tratti ingentilito da macchie verdi : pini, qualche cipresso, ciuffi di ulivi. Larghe terrazze coltivate si affacciano sulla Cala dello Scalo e sulla costa meridionale della Toscana, dove ci si può ancorare per dare respiro al motore, tuffandosi nel mare blu intenso dell’Arcipelago toscano. Nell’Isola Urgon di Plinio non si può sbarcare senza permesso dell’Autorità Giudiziaria. Non ci sono hotel o alberghi all’Isola Urgon di Plinio, ma una sola trattoria. La sera intorno alle 18 si riparte per l’Isola di Capraia : con una sosta per travaso del carburante. Alle 20 si giunge a sotto Monte Capo dopo si può avvistare la Fortezza Giorgio, che domina l’abitato dell’Isola di Capraia, disteso su di un terrazzo naturale. Per ulteriori consigli sulle tappe del visita in barca a vela nelle isole della Toscana, consultare all’interno del sito.

 


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maggio 3rd, 2009 by admin

 Isola di Capraia: Offerte barca a vela

 Giunti in viaggio con la barca a vela allIsola di Capraia, intorno alle 20:00, si gira attorno alla Punta Poppa alla Nave e si entra nella rada, su cui incombono pareti rocciose suggestivamente colorate di viola. I precipizi e le pietraie di costa questa costa toscana sono paurosi; anche le vallette che scendono verso questa parte dell’isola di Capraia, i “vadi” in cui soffia il vento di libeccio mettendo in pericolo i battelli ancorati nel porto di Capraia, hanno aspetto duro, e pur affascinante. Si avverte, al primo contatto con l’Isola di Capraia, la suggestione della storia dell’Isola di Capraia travagliata dai saraceni, genovesi, pisani, ancora genovesi. E poi le lotte degli abitanti dell’Isola di Capraia con i francesi, la conquista di Nelson, il dominio di Napoleone. Tanti erano quelli che venivano mandati in esiliati e come prigionieri all’Isola di Capraia, poi il Regno d’Italia vi stabilì una colonia penale agricola. Oggi il turismo all’Isola di Capraia si affaccia timidamente: i pescatori subacquei e gli amanti del turismo in barca a vela attirati dal mare dell’Isola di Capraia, particolarmente limpido e profondo, ricco di pesce. Caratteristiche sono le grotte dell’Isola di Capraia dove si rifugia la foca del Tirreno, il vitello marino. Nell’Isola di Capraia ci sono due hotel particolarmente caratteristici che nel periodo estivo promuovono vantaggiose offerte vacanze all’Isola di Capraia, mentre nel porto alcune aziende lanciano pacchetti per offerte viaggi in barca a vela nell’Isola di Capraia e altre a offerte per noleggio barca a vela nell’Isola di Capraia. L’Isola si distingue inoltre per il suoi piatti grazie ad alcuni ristoranti dove si trova ottimo pesce, cucinato alla livornese e alla genovese. L’attrezzatura dell’Isola di Capraia è ancora primitiva, ma i turisti cercano in queste isole appunto la sincerità e semplicità perdute da altre isole più celebri e frequentate della Toscana dove molte volte è possibile incontrare di passaggio sulle coste occidentali yachts a motore e bellissimi “ketch” battente bandiera italiana, tutto invelato per sfruttare la leggera brezza da sud-ovest.

Visitare l’Isola di Capraia non richiede molto tempo: attrazione maggiore è la Fortezza di San Giorgio, costruita dai genovesi al principio del ‘400 per difesa contro i pirati e i saraceni. Il paesaggio è dominato dalle rocce vulcaniche, che arrivano ai 447 metri del Monte Castello, e da una catena di elevazioni, più dolci verso oriente; a tratti la lava vulcanica emerge dalle macchie grige e verdi di mirti, di eriche, di lentischi e di corbezzoli, che prevalgono sulle pendici meno aride, coprendole di un manto alto poco più di un metro, in cui si annida il coniglio selvatico. Qualche vigneto, qualche campo di grano sotto ciuffi di pini scuri. L’abitato- è raccolto sotto il Castello; sui vicoli stretti e ripidi, lastricati di lava, si affacciano le povere ma linde case dei capraiesi, avvezzi a una lotta secolare con la mancanza di terra e di acqua, con la forza del mare e del vento, perciò tenaci, duri, amanti dell’Isola di Capraia come tutti i popoli del Mediterraneo insediati nelle terre aspre e avare.


 
Isola d’Elba: Offerte barca a vela
Proseguendo il giro dell’Arcipelago della Toscana in barca a vela si lascia l’Isola di Capraia per approdare all’Isola d’Elba, nel pomeriggio del terzo giorno . Navigando a velocità lenta a bordo della barca a vela nei mari delle toscana, alle 18, dopo alcune soste per travaso di carburante, si entra nel maree dell’Isola d’Elba, avendo sulla prua il Capo d’Enfola, celebre per le sue tonnare. Piegando a ponente dell’Isola d’Elba, si è diretti a Punta del Nasuto: questa costa dell’Isola d’Elba è ospitale, con numerose insenature, le pendici delle colline sono macchiate di verde intenso, si vedono fitti e ordinati vigneti, con case bianche dal tetto rosso. Passando a 300 metri dal lungomare di Marciana Marina, si entra nel Golfo di Procchio, che ha per quinte montagne e colline azzurre e verdi, per scenario una piana coltivata; successivamente si ancora la barca a vela nel Golfo della Biodola. Sembra un autentico paradiso per vacanze : un arco di sabbia, guardato da promontori bassi e rocciosi, coperti di pini. In riva al mare un campeggio. Dietro la spiaggia, macchie di pini a ombrello, vigneti, poche casette bianche nascoste fra la vegetazione. Quarto giorno. Dopo aver passato la notte alla fonda nel Golfo della Biodola, dormendo ottimamente a bordo della barca a vela, si costeggia la parte settentrionale dell’Isola d’Elba: Golfo di Viticcio, Capo d’Enfola con sosta alle tonnare, infine Portoferraio, con i suoi tetti rossi e le sue acque azzurre. Dopo un’ora abbondante di sosta si riprende la navigazione costiera con equipaggio sulla barca a vela di di tre persone. Capo della Vita, Cavo con la sua punta tonda e bassa, il porticciuolo dalla riva sassosa con barche da pesca in secco. Si scende poi a Rio Marina e, dopo una sosta all’isolotto d’Ortano, si arriva in serata a Porto Azzurro : a destra la triste mole del penitenziario, antico forte spagnolo. Le acque sono davvero azzurre, l’insenatura è lunga e stretta come un piccolo fiordo; alle spalle, inquadrato da vigneti, il paese di Capoliveri, che si affaccia su due mari, dominato dal Monte Calamità. I turisti a Capoliveri sono numerosi, ci sono molto hotel a 4 stelle a Capoliveri, ristoranti ottimi, hanno aperto anche un night club a Capoliveri, perfino una “boutique”. Sulle spiagge di Capoliveri e sulle colline le macchie gialle e rosse dei campeggi, campeggi che all’Isola d’Elba sono frequentati soprattutto da stranieri (i campeggi dell’Isola d’Elba accolgono un numero di ospiti molto superiore a quello degli alberghi).

Il tempo favorevole consente una navigazione notturna con la barca a vela. Dopo un pranzo si scivola con la barca a vela verso Punta Nera e Capo Caldo, scendendo a sud, si gira attorno alla Punta della Calamità e, facendo attenzione agli scogli e alle isolette, si punta sul Capo della Stella, per passare la notte nel profondo Golfo della Lacona. L’assillo del tempo è la più grave condanna dell’uomo contemporaneo. Guasta anche la serenità di una vacanza sul mare nelle isole della Toscana favorite dalle ottime condizioni meteorologiche, di solito temute per le loro sorprese capaci di far naufragare miseramente ogni programma. La mini crociera dell’Arcipelago toscano in barca vela, richiederebbe almeno due settimane per essere goduto appieno; invece siamo tutti oppressi dalla necessità di un sollecito ritorno, per impegni di lavoro. Eccoci in navigazione per Pianosa, 18 chilometri a sud-ovest dell’Isola d’Elba.


 
Isola di Pianosa: Offerte barca a vela

L’isola di Pianosa mantiene l’impegno del suo nome. In particolare l’Isola di Pianosa rappresenta uno scoglio lungo sei chilometri, piatto, non raggiungendo i trenta metri di altezza. L’Isola di Pianosa è completamente diversa dalle altre isole dell’arcipelago nella conformazione, simile nei colori dovuti alle macchie di vegetazione che si confondono con le rocce. Tra i sassi tondeggianti spuntano il cactus, l’agave, il mirto. Nelle parti più riparate dell’Isola di Piano prosperano la vite e l’ulivo. Bisogna accontentarsi di vedere tutto da lontano: anche all’Isola di Pianosa c’è una colonia penale e i detenuti lavorano come agricoltori, con una certa libertà. Sono tanti sull’Isola di Pianosa, circa 800; sbarcare è molto difficile; il battello della linea turistica si ferma in rada e i suoi passeggeri osservano l’Isola di Pianosa da bordo. Ricorrendo al solito sistema delle conversazioni con pescatori e barcaioli si apprende che sull’Isola di Pianosa la vita costa pochissimo.

Navigando a velocità ridotta si arriva nel tardo pomeriggio all’Isola di Montecristo, l’Isola di Giove secondo i Romani, nascondiglio di pirati e di avventurieri, annunciata dalla vetta del Monte della Fortezza (m 645). Alle 18,30 si giunge al traverso di Punta del Diavolo: la costa è inaccessibile, un seguito di rocce, di massi di granito, di pareti lisce e segnate da fessure trasversali, in cui si annidano agavi, cespugli grigi e azzurri, isolati ciuffi di oleandri. Il silenzio è assoluto . La barca a vela lascia una scia luminosa nel mare intensamente azzurro, macchiato di blu e di verde smeraldo: rasentando con prudenza la scogliera si osserva il fondale del mare dell’Isola di Montecristo, dai colori sorprendenti: verdi tenui, rocce azzurre con sfumature gialle e arancio, fiori purpurei, con sciami di piccoli pesci argentei e verdi. Sempre lentamente si arriva con la barca a vela alla Cala del Santo: si da fondo all’ancora e si sbarca sulle rocce col battello di gomma, inerpicandosi fino all’arco di pietra che porta alla Grotta di San Mamiliano, vescovo dì Palermo, rifugiatosi a Montecristo per sfuggire alle persecuzioni dei Vandali nel quarto secolo. Ritornando a bordo della barca a vela e proseguendo per la Cala Maestra, unico approdo dell’isola di Montecristo, sempre sulla costa occidentale : una profonda insenatura, con nel fondo una quinta di pini marittimi, fitti e scuri. La mattina dopo si passa la notte nella barca a vela all’ancora , tranquilli perché il mare dell’Isola di Montecristo è calmissimo e non c’è segno di correnti. Sesto giorno di crociera in barca vela all’Isola del Giglio. Alcune avversità, dopo giorni favorevoli e tranquilli : mi cadono in mare gli occhiali (perduti) poi rovesciamo alcuni litri di miscela sul fondo della barca, per un movimento maldestro. Il tempo mette il broncio, vapori grigi stagnano sull’acqua, il mare si gonfia facendo temere vento da scirocco. In queste circostanze la tranquillità della navigazione è assicurata dalla barca a vela, se si tratta di uno yacht ausiliario (vela e motore), oppure dalla potenza del motore, se si tratta di un motoscafo da crociera. Non conviene avventurarsi in navigazioni con la barca a vela di un certo impegno, con distanze di 30 o 40 miglia dal prossimo riparo, in mare aperto, se non si dispone di una barca a vela capace di tener bene il mare a vela oppure di lottare validamente col motore, avendo un buon margine di potenza e guadagnando il rifugio nel minor tempo. Nel tardo pomeriggio, altra sosta in una cala della costa occidentale, dopo aver passato Giglio Porto; quindi ritorno a nord, dove si ancora saldamente la barca a vela, sbarcando una seconda volta per intraprendere una avventurosa esplorazione dell’isola.

Gli abitanti dell’Isola del Giglio sono più di duemila. Si riprende la discesa verso il mare, saltando fra macchie d’erica e di lentisco, scivolando fra i massi di granito arrotondati dai millenni. E’ necessario rinunciare alla spiaggia di Campese, ai Faraglioni, a un pranzo nelle trattorie di Giglio Porto, rinomate per il buon pesce e per il vino. Valga l’esperienza per dimostrare agli appassionati del turismo della barca a vela che una crociera del genere non è difficile, se favorita dal bel tempo, ma deve essere compiuta avendo almeno 10 giorni a disposizione. Qualche suggerimento: osservare sempre il vento, le correnti, il ciclo, interrogando i pescatori, e tenersi vicini a un rifugio per la notte. Il giro delle isole della toscana a vela si compie in pochissimi giorni, senza incidenti di rilievo. Ma una crociera all’Arcipelago toscano non è una passeggiata: basta un giorno di pioggia o di ciclo fortemente nuvoloso per impedire l’osservazione diretta. In tal caso si deve essere in grado di usare la bussola e di tracciare con buona approssimazione una rotta. Nelle isole minori della toscana si trova scarso appoggio, in alcune non si può sbarcare con la barca a vela. Ancora : contenere il numero dei partecipanti : per una barca a vela da crociera ed approfittare delle numerose offerte vacanze nei mari della toscana in barca a vela, offerte crociere isole toscana in barca a vela, oppure anche dell’offerta noleggio barca a vela in toscana.

Un giro in barca a vela nell’Arcipelago toscano è invito a ritornare in queste isole affascinanti per semplicità e distacco dal mondo. Nell’Arcipelago toscano non si cercano bellezze smaltate, da mari del Sud: siamo nel Mediterraneo, le isole sono fatte di roccia, sono ammantate di vegetazione aspra, l’acqua è scarsa, ma questa è la loro bellezza; e il mondo è lontanissimo, si ritrova la pace e la serenità che credevamo perduta.

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aprile 27th, 2009 by admin

 Versilia : Le naturali prerogative della Versilia con le Apuane incombenti sul mare, le pinete, l’attrezzatura balneare, rappresentano un patrimonio di valore certamente eterno. Inoltre ci troviamo al centro di una zona immensamente ricca di valori storici: basti pensare che da Viareggio si organizziamo in estate diciotto escursioni in Versilia diverse con itinerari versiliesi di grande interesse che rappresenta uno dei più grossi successi. In Versilia il turista può scegliere, partendo da Viareggio, ben diciotto itinerari. Tutta la Toscana è a portala di mano. Il turista che viene in Versilia, ed è giovane e moderno, si fermerà in vacanza a Viareggio, se desidera la calma si fermerà in vacanza a Ronchi, se è un borghese preferirà fare una vacanza a Camaiore, se è sofisticato opterà per una vacanza a Forte dei Marmi, se è romantico sceglierà una vacanza a Torre del Lago. La Versilia ha davvero molto. Questa è la grande forza d’attrazione turistica della Versilia.

Versilia che comunque non sposa la filosofia del turismo di massa. Molti hotel della Versilia si augurano difatti che il turismo di massa non abbassi il tono generale della riviera versiliese. Anche alcuni locali della Versilia puntano al turismo di elite come si notano in alcuni locali come la Bussola, dove yachtmen stranieri che arrivano in porto a Viareggio con la loro barca, si aggregano spesso a italiani. Tuttavia, lo straniero medio che viene in vacanza in Versilia non ha la mentalità nostra, non si adatterebbe mai a pagare 10 € per una consumazione al bar. La speranza di tutti è quella che il tono della Versilia non venga sciupato, ci auguriamo che esista sempre in Versilia una politica dei prezzi capace di una scelta. Per chi va in vacanza in Versilia non può non andare a trascorre una serata nella Capannina di Franceschi. Sono ormai decenni che la Capannina sta riscuotendo il gradimento di chi viene a passare le vacanze in Versilia. L’estate scorsa in Capannina è andata abbastanza bene, non rilevando nessun calo; numerosi gli stranieri e sempre più o meno i soliti.

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aprile 26th, 2009 by admin

 Versilia: Camaiore, Pietrasanta, Forte dei Marmi, rappresentano tre comuni della Versilia che dal punto di vista turistico e balneare fanno tutt’uno con Viareggio. Nel settore del turismo, la Versilia, specie nell’ultimo decennio ha vissuto di un incremento di turisti stranieri provenienti in particolar modo dagli ex paesi dell’Europea dell’Est in via di sviluppo. Ciò nonostante il lievitare dei prezzi specie nel comune di Forte dei Marmi, un limite che può sballare di molto secondo le circostanze e i locali della Versilia. Per quanto concerne gli alberghi e gli hotel a 4 stelle in bassa stagione si spendono 60 €. a persona, in media stagione (maggio e settembre) 80 €. e in luglio e agosto 90 €. : si intende una camera doppia con bagno. Se poi si intende andare in vacanza a mare in Versilia, e prenotare oltre l’hotel, anche l’ombrellone e sdrai il prezzo che si andrà a spendere è aumentato di 25 €. al giorno a persona, mentre una camera singola costa in più 10 €., 15 €. 20 €. al giorno, a seconda del periodo stagionale. Per un inglese in partenza da Londra una permanenza di quindici giorni a Viareggio in un hotel a 4 stelle, viene a costare, compreso il viaggio in aereo, circa 1.800 €. Sono comunque infinite le combinazioni offerte vacanze estate in Versilia 2009. Con un migliaio di sterline per un viaggio vacanza in Versilia di otto giorni tutto compreso oppure 1.200 sterline per il viaggio in aereo per la Versilia e tredici notti in con le offerte hotel a Viareggio; 1.100 sterline se il viaggio per la Versilia viene fatto in treno. Naturalmente si tratta di combinazioni in gruppi turistici, un turista isolato che desidera andare in vacanza in Versilia verrebbe a spendere almeno quattro volte di più. Se è vero che gli stranieri che vanno in vacanza in Versilia, specie quelli dei paesi industrializzati dell’Est come la Russia, i loro giorni di permanenza sono diminuiti di poco , mentre vi è stato un chiaro incremento del turismo interno.

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aprile 25th, 2009 by admin

Tra le isole della Toscana, l’Isola di Montecristo è quella sicuramente più ambigua, più lontana, più romantica e suggestiva . Non esistono linee regolari per -raggiungerla, ma solo un peschereccio in affitto o, come al solito, il vostro yacht. Una ex motovedetta canadese attrezzata per il servizio passeggeri, di proprietà di una grande azienda di trasporti automobilistici, parte non di rado da Marina di Campo, all’Elba, quando fa il suo carico. Parte per l’Isola di Montecristo e spesso non riesce a sbarcare la gente per il mare grosso o per il guardiano che ha consegne severe. L’Isola di Montescristo rappresenta una delle principali tappe per le crociere alle isole dell’Arcipelago Toscano. Sull’Isola di Montecristo non vi è possibilità di soggiornarvi e né di campeggio, le autorità locali consento solo visite diurne all’isola, individuali o di piccoli gruppi familiari. Con ciò si intende salvaguardare soprattutto il patrimonio forestale e avifaunistico; per le visite individuali o di piccoli gruppi familiari – consentite per intera o mezza giornata – è sufficiente rivolgersi sul posto, nella zona di Cala Maestra, alle guardie giurate addette alla custodia dell’isola. Ecco, adesso sapete come fare se volete tentare un’escursione. L’Isola di Montecristo si trova a 29 miglia dall’Isola del Giglio e a 24 dall’Isola d’Elba; dista dal faro di Alistro, in Corsica, trentadue miglia. È dunque uno scoglio in mezzo al mare. Uno scoglio alto seicento metri e di una decina di chilometri quadrati. Culmina con il monte della Fortezza; dalla spiaggia non si vedono, ma ci sono, lassù, i ruderi di un fortilizio che i signori di Piombino fecero erigere contro le incursioni barbaresche. In epoca moderna fu riserva di caccia reale, e si deve a questa speciale destinazione se la conca di Cala Maestra è lussureggiante di vegetazione esotica. Ma è una manciata di verde assediato da granito duro e levigato. A sera, qualche volta, su un inaccessibile crinale, si vedono capre selvatiche immobili, scolpite.


L’Isola di Montecristo fa paura. Chiedetelo a un qualunque pescatore dell’Arcipelago e vi dirà che quello scoglio fa paura. Per il mare sciagurato che vi batte intorno nei giorni di vento e per l’inospitalità della sua costa. Vi sono calanche, ma con pareti inaccessibili, vi sono piccole insenature ma il mare è così profondo da rendere impossibile l’ancoraggio. All’alba, ogni spigolo di roccia ha un gabbiano gonfio di penne umide che ti guarda dall’alto con il becco ricurvo appena sguainato da sotto l’ala. A Cala Maestra, le sinuose planate dei gabbiani si intrecciano con i voli diretti delle coturnici che spesso, di pedina, arrivano fin sul moiette a curiosare. I pescatori hanno paura perché se vi sorprende il maltempo, Montecristo una mano per cavarvela non ve la da. Il gioco sta nel non farsi sorprendere. L’Isola di Montecristo d’estate offre l’appagante sensazione di sentirvi in un’isola vera, finalmente staccati dal resto delle cose, dove il silenzio è compatto come il granito e la burrasca esaltante come un primo giorno del mondo. Qui tutto è rude, vigoroso. Le cernie irraggiungibili nei grandi fondali, i conigli imprendibili nei radi cespugli. Adesso l’isola è coperta di piccole piante di ramerino in fiore che attecchiscono nelle venature della roccia. Arrivando in barca da sottovento si sente l’odore dell’Isola di Montecristo almeno da cinque miglia. Di notte l’odore di ramerino pungente, intensissimo, fa come da bussola, si può andare ad occhi chiusi. Sull’Isola di Montecristo c’è acqua a volontà e se ne può attingere a una fonte, sulla riva, anche senza permesso. Il permesso occorre per passare dalla zona demaniale a quella recintata. L’Isola di Montecristo è destinata a diventare una stazione turistica internazionale. Il primo problema da risolvere è il porto, perché senza uno scalo almeno relativamente sicuro, le uniche visite possibili sono nelle ore diurne e con un occhio al barometro. Con il porto, invece, tutto cambierebbe. La sosta sarebbe possibile per gli equipaggi dei numerosissimi yachts che ogni estate toccano Montecristo. E altri ne verrebbero da itinerari più lontani.

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aprile 25th, 2009 by admin

 L’Isola del Giglio ha collegamenti quotidiani e regolari con Porto Santo Stefano e a confronto di Giannutri può considerarsi una metropoli. Sono circa 2500 i suoi abitanti, divisi in tre agglomerati: il Porto, il Castello che poi è il vero e unico paese, e il Campese, una spiaggia che sta ricevendo in questi ultimissimi tempi un notevole impulso. Era nato come borgo di minatori perché c’è una miniera di pirite, e infatti le case più vecchie hanno nell’intonaco il luccichio di pagliuzze dorate e le pietre presero con gli anni il colore verde della polvere di pirite. Nell’Isola del Giglio nascono diversi alberghi, hotel, agriturismi che propongono a tutti i turisti provenienti dal continente pacchetti di offerte vacanze estate all’Isola del Giglio e le offerte dormire all’Isola del Giglio. Davvero interessanti rappresentano le offerte per le festività tradizionali, come i pacchetti offerte vacanze last minute per il ponte del 25 aprile all’Isola del Giglio, o altrimenti gli ottimi pacchetti offerte vacanze primo maggio all’Isola del Giglio, oppure i vantaggiosi pacchetti vacanze Pasqua all’Isola del Giglio. Una delle caratteristiche dell’Isola del Giglio è la comodità, qui c’è una bella e larga e lunga spiaggia di sabbia non proprio finissima, ma accogliente.


  A Giglio Porto invece c’è soltanto il porto e al Castello soltanto il castello: nel senso che, chi non può disporre di un’imbarcazione per andarsi a cercare le calette sabbiose, Campese rappresenta il centro più facile per i bagni. E per questo avrà un notevole sviluppo. Un puntuale servizio di corriera lo collega con gli altri due centri. Le poche strade hanno buon fondo. L’Isola del Giglio ha una superficie di 21 chilometri quadrati e una lunghezza massima di otto chilometri e settecento: per grandezza e popolazione è la seconda dell’arcipelago. Interamente montuosa, culmina nel Poggio della Pagana, alto 498 metri; dal porto, per ascendere i 407 metri del Castello, ci sono sei chilometri, sgomitolati su passaggi difficili che il piccolo pullmann locale e i taxi in servizio estivo percorrono alla diavola. Sanno di doversela vedere soltanto con asini e pedoni. Campese, che è sul versante di ponente, dista da Giglio Porto otto chilometri e mezzo. L’isola del Giglio ha tre grossi problemi in avanzata via di soluzione: l’acqua, la vegetazione, le strade. Della prima abbiamo detto; i lavori per l’acquedotto sono discretamente avanti e comunque gli alberghi e gli esercizi pubblici, in estate, valendosi di serbatoi propri, sono in grado di non far soffrire i loro ospiti. Tentativi di rimboschimento sono in corso da anni, in alcuni punti con risultati importanti, altrove con qualche insuccesso, per colpa anche dei violenti venti di mare carichi di bruciante salmastro. La parte a coltura è soprattutto dedicata alla vite, per il resto appare cespugliosa, con ciuffi di pini selvatici che nonfanno molta ombra; arsa e aspra nei valloncelli che precipitano in mare dal versante orientale. Il giro completo in barca a motore porta via una mezza giornata ed è senza dubbio assai suggestivo, poiché si scopre molto di ciò che il limitato tracciato stradale tiene segreto al turista.. Calanche sabbiose, rientranze e golfi le cui acque serbano ancora molte soddisfazioni ai subacquei; qualche villa bianca e solitaria si è trovata il posto nelle pieghe della costa.  Sulle punte del Fenaio e del Capei Rosso si levano due fari per la navigazione. La traversata da Porto Santo Stefano con la motonave della Navigazione Toscana (si chiama “Aegilium”, nome latino dell’isola), dura appena un’ora e cinque minuti, le rniglia di mare essendo soltanto dieci. Quando arriva il battello, specie nelle sere d’estate, tutti si riuniscono sul molo per osservare i nuovi venuti, pesare con gli occhi l’attrezzatura della troupe di pescatori subacquei, avvistare i rifornimenti che si sono mandati a prendere in continente, salutare le ragazze che non si conoscono.

Il Giglio, da isola casalinga, piano piano sta diventando un’isola in bichini e bossa nova. Al Porto c’è vita sino alle ore piccole, sono nate due boutique, i caffè hanno tavoli che si allungano fino al mare, tra le carcasse dei vecchi gozzi, e l’anno scorso durante il mese d’agosto quasi ogni sera ballavano e cantavano in piazza.

All’Isola del Giglio ci sono groppate di ginestre cariche d’oro, di questa stagione, e grossi, pesanti grilli che saltano da un cespo all’altro senza nemmeno un bimbo che li rincorra. L’impressione che si ha adesso, alla vigilia della “stagione”, è appunto di vita severa, di mancanza di gente, di lieve malinconia e di riservatezza. C’è ancora nell’animo di chi vi ha trascorso l’inverno, il timore dell’abbandono, del distacco dal mondo, della vita dura che si deve condurre da soli. In inverno, a volte, infuria il libeccio e la motonave non esce a tentare quelle dieci miglia di mare. Gli alberghi e le pensioni, i ristoranti dell’Isola del Giglio sono abbastanza attrezzati per dormire e gustare i piatti tipici dell’Isola del Giglio sono a Porto e a Campese; a Castello esistono soltanto due trattorie. Castello è rimasto preziosamente antico senza deturpazioni, senza graffi, senza dolori edilizi. Ha stradine sdrucciolevoli e in ombra perpetua, balconcini fioriti, archi e scalinate del più selvaggio e affascinante medioevo. Non solo, ma anche gli occhi lunghi e neri delle ragazze fanno pensare a scorrerie barbaresche, e gli zigomi, pronunciati e distanti fra loro.

L’Isola del Giglio è famosa anche per suo vino del posto l”ansonico” bianco e limpido, uno dei migliori vini da pesce in assoluto. Ma bisogna berlo sul posto perché a muoverlo si sciupa, tanto che l’esportazione è praticamente zero. Con uva nera fatta seccare al sole, sulla pianta, fanno qui una specie di aleatico sciropposo, potente come un maglio, dolcissimo. Lo vendono in bottiglioni da due litri. L’Isola del Giglio dispone di un discreto porticciolo che offre riparo alle imbarcazioni da diporto anche di discreta stazza, e, proprio per questo, trovare un posto libero alla banchina nella stagione alta rappresenta un problema. I fondali migliori dell’Isola del Giglio sono al molo di sinistra entrando, ma gli scafi modesti, che non peschino oltre il metro e venti, possono contare su un buon ormeggio anche al molo di dritta, frequentato da barche di pescatori. Chi sceglie il Giglio Porto come base per la sua vacanza di luglio e agosto, deve disporre almeno di una imbarcazione a remi, per andare a fare il bagno in acque pulite e tranquille, non infestate dai motoscafi. Per prendere il sole basta un metro quadrato di liberissimo scoglio o la stessa terrazza dell’albergo proprio a picco sull’acqua. II pesce non è sempre abbondante, perché la cattura è affidata a pochissime barche locali. Il servizio, specie negli alberghi, è piuttosto buono, se si escludono le giornate di punta intorno al quindici agosto.

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aprile 25th, 2009 by admin

 L’Isola di Giannutri è la più piccola isola dell’arcipelago toscano, superiore solo alle Formiche di Grosseto che non sono nemmeno isole ma scogli, e sorgono più a nord, a sette od otto miglia dalla foce dell’Ombrone. Per visitare l’Isola di Giannutri, basta davvero poco tempo con la sua superficie di 2,62 chilometri quadrati. La più lunga passeggiata che potrete fare a Giannutri percorrendola tutta da nord a sud, non supera i due chilometri e mezzo; la maggiore larghezza, da ovest a est, è di 900 metri: ha al centro un poggio di 88 metri di altezza. Per bere bisogna contare molto sull’acqua piovana e sulle bottiglie di minerale d’estate. Ma non è accaduto mai che siano venute meno le riserve. L’Isola di Giannutri dista dodici miglia (circa 21 chilometri) da Porto Ercole, sull’Argentario, che rappresenta anche la base di partenza più facile per l’escursione; ha forma di tenaglia con le mandibole rivolte a est, verso il continente. È un pezzo di terra in mezzo al mare, ma è un pezzo di terra privato. Dipende amministrativamente dal comune del Giglio, che nel 1930 realizzò forse il peggiore affare della sua storia dandola in enfiteusi perpetua al principe Ruffo Scaletta di Roma, che a sua volta l’ha affittata a privati, interessati all’Isola di Giannutri per i più vari motivi.


In precedenza – dal 1882 al 1922 – vi aveva dimorato il capitano Gualtiero Adami, che con assidua fatica ne mise a cultura una parte. In seguito si sono succedute molte iniziative ma senza apprezzabili risultati. Fra le ragioni che possono spingere ad attraversare il braccio di mare per metter piede all’Isola di Giannutri, vi è la villa romana del primo secolo. La villa apparteneva alla famiglia dei Domizi Enobarbi, e mantiene vivo un suo grande decoro, un’eleganza e una civiltà che commuovono. Vi sono vialetti lastricati in minutissimo mosaico, terme e granai sotterranei, un mosaico di delfini neri, il mosaico di un labirinto. E su punta Scaletta, stampate contro il ciclo e contro il mare, tre colonne perfette, con capitelli delicatissimi, il vestibolo, un’imponente gradinata per accedervi. Per raggiungere l’Isola di Giannutri non vi sono servizi regolari. La maniera più ovvia è di andarci col proprio yacht qualora se ne possegga uno. Altrimenti si può affittare un gozzo a motore a Porto Ercole, capace abbastanza per trasportare una comitiva; vi costerà venticinquemila lire al giorno. Barche più piccole non prendetele, perché le dodici miglia di mare sono spesso turbolente. C’è anche la possibilità, da Porto Ercole come da Porto Santo Stefano, di noleggiare un peschereccio per una giornata, vi costerà da cinquanta a centomila lire, ma naturalmente potranno prendervi posto una trentina di persone. Semmai, prima di pattuire il viaggio informatevi se la barca è autorizzata al trasporto di persone, molti tirano a campare e compiono questi viaggi di frodo. Le autorità portuali , tuttavia, sono però particolarmente vigili. Adesso una breve parentesi dedicata a chi ha un battello proprio, e a Giannutri arriva in veste di “comandante”. Per l’approdo si può scegliere fra Cala Maestra e Cala dello Spalmatolo, che assomiglia a un piccolo fiordo. La Cala Maestra è aperta ai venti e al mare del quarto quadrante, cioè maestrale e ponente e fondali possibili per l’ancoraggio si trovano solo accettando di avvicinarsi molto alla spiaggetta. Nel disporsi all’ormeggio, occorre anche preoccuparsi di non infrangere una recente disposizione provocata dal Centro sperimentale di archeologia sottomarina, secondo la quale è fatto divieto di sosta in un raggio di duecento metri da punta Scaletta. La ragione è che hanno trovato il relitto di una nave romana, e la limitazione intende impedire i furti subacquei dei cacciatori di souvenirs. Punta Scaletta è assai prossima alla Cala Maestra, quindi non protestate se qualcuno, l’estate prossima, vi verrà a dire che vige ancora il divieto di ormeggio. Riprenderete il mare e tranquillamente aggirerete l’ostacolo e l’isola, affacciandovi al lato est, che è fatto a mezzaluna. Muovendovi da Cala Maestra e procedendo per dritta, avrete trovato Punta Secca e dopo, la scogliera che cadeva a tratti dolcemente in mare, si sarà fatta più aspra.


Superata Cala dello Scoglio, una rientranza inospitale e con macigni carichi di gabbiani, sfiorerete punta San Francesco, per entrare nel golfo degli Spalmato!. Dirigerete ancora sulla dritta sino in fondo: vedrete una spiaggetta sassosa, con il rudere di una fornace. Vi sono buoni fondali fino a una ventina di metri da terra. Si può stare su un’ancora e dare una “cima” a terra per un ormeggio sicuro. È difficile che vi sia risacca là in fondo, di solito il “fiordo” ha le acque calme di un lago, perché è orientato verso est. Può dar noia lo scirocco, ma si è riparati dal libeccio e meglio dal ponente e dalle maestralate che nelle tarde mattinate e nei primi meriggi estivi battono questo tratto di mare con viva baldanza.

Se siete in orario adatto, e la barca lo consente, è consigliabile passare la notte all’ormeggio. È un’esperienza ineguagliabile di pace e di serenità. Se avete una rete pescate pure, nel golfo: si prende sempre qualcosa per il fritto del mezzodì.

Continuando a costeggiare ancora e dopo aver lasciato il sicuro ormeggio degli Spalmatoi, si incontra Cala dello Schiavo, quindi Cala Volodinotte e infine punta del Calettino, dove è proibita la sosta di qualsiasi natante per le stesse “ragioni archeologiche” valide per Punta Scaletta. Ancora un pò avanti e siete ai Grottoni, la parte sud dell’isola, alta e frastagliata: l’edificio del faro è incombente.

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