settembre 11th, 2009 by admin

  Offerte last minute capodanno 2010  a Pisa

 Per un veglione  2009-2010 con i fiocchi ai piedi della Torre di Pisa, uno dei simboli più noti in tutto il mondo, in una cornice della Toscana,  territori dove la natura regna sovrana.

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maggio 14th, 2009 by admin

 Vacanze a Pisa per tutti . E’ questo lo slogan che lanciano gli hotel a 4 stelle di Pisa per questa estate 2009.

Nella città Pisa sono infatti tanti gli hotel che tengono molto alta la bandiera dell’ospitalità pisana. Adesso gli hotel di Pisa rispetto a qualche anno fa si rifanno look curando in particolare la parte accessoria. Ragioni di concorrenza spinge gli hotel a Pisa a personalizzare le proprie attività e servizi interni per accaparrarsi la propria fetta di turisti che numerosi affollano le strade di Pisa.


Ecco perchè avremo hotel con centri benessere, hotel con piscina, hotel con centro massaggi, hotel con area locali relax e e hotel dotati di campi da golf. Che gli hotel di Pisa siano sempre affollati lo si nota dai tanti turisti che percorrono su e giù piazza dei Miracoli, molti di essi sono gruppi turistici organizzati, solo una parte se ne va dopo una notte e a mezzogiorno . Le cifre dei turisti stranieri sono confortanti, ma non si può nascondere che un piccolo calo degli stranieri c’è stato, perché a Pisa si riflette la situazione nazionale e se le cifre tornano, vuol dire che dentro ci sono anche gli studenti e i professori che sono a Pisa per l’Università.

I prezzi degli hotel sono rimasti ancora buoni, una camera matrimoniale con bagno, proprio in un hotel a 4 stella costa a Pisa , costa 50 €. per notte. Se si ha intenzione di partire all’improvviso ecco per tutti le meravigliose offerte last minute vacanze a Pisa per risparmiare circa il 50% del costo di una vacanza a Pisa. A Pisa esiste qualche night-club, ma due sono a Tirrenia” e gli stranieri non li frequentano.

Pisa ha inoltre dieci chilometri di spiaggia, e nei punti più belli, dove l’arenile è profondo 150 metri con la pineta alle spalle, l’affitto di una cabina con ombrellone e due poltrone va dalle 15 alle 25 €. al mese; nei punti meno felici del litorale pagherà 10 o 12 €. per lo stesso servizio.

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marzo 29th, 2009 by admin

II vasto piazzale della Certosa di Pisa ampliato lateralmente nella seconda metà del settecento, misura la lunghezza di m. 140 per una larghezza di m. 32. La facciata del Monastero di Pisa che fiancheggia su due ali la Chiesa Sa ha un aspetto grandioso. In origine non ebbe l’odierna disposizione simmetrica dovuta al disegno dell’architetto pisano Niccola Stassi che operò lungamente nel Convento sulla fine del sec. XVIII. Il lato destro comprende nel piano inferiore, magazzini e quartieri per Monaci Procuratori, e di qui si accede in un piccolo chiostro e nell’Archivio mediante un lungo corridoio. Nel piano superiore sono la Foresteria comune e quella nobile o Granducale. Al disopra si trovano le abitazioni dei Fratelli Conversi. Il lato sinistro, accresciuto sulla fine del sec. XVIII contiene a terreno stanze di deposito; il piano superiore è occupato dalle Cappelle che sottostanno a quartieri destinati per le persone di servizio del Monastero. Il corridoio interno da accesso ad un vasto loggione coperto. Il lato minore destro del piazzale, formante angolo col fronte è ornato di grotteschi, genere di ornamentazione largamente adoperata nei giardini delle ville settecentesche : tufi di scoglio, cristalli di monte, pietre scherzose, raccolti in Gorgona, in Corsica, a Portoferraio, ad Uliveto ed a Casciana e composti ad incorniciare gruppi di monaci in cotto, modellati da Angiolo Somazzi ; un decoratore livornese che lavorava di stucchi anche in Pisa verso la fine del sec. XVIII. Dai grotteschi si ha accesso nell’orto ed al recinto che forma la clausura monacale. Nel lato sinistro sorgono due ordini a loggiato, donde si accede ad altri minori edifici. Paralleli alla fronte del Monastero si svolgono edifici minori per le varie Decorrenze. Nel lato destro dov’era l’antica porta principale, fu portata nel 1703 la Farmacia, aperta fin dal 1642 a terreno dove oggi si trova l’Archivio. Si osservino i banchi e gli scaffali settecenteschi lavorati d’intaglio e di tarsie da una maestranza pisana, com’è detto nell’epigrafe a muro resa visibile di recente: “A di 23 nov. 1795. Armadi fatti da Maestro Pasquale Matteucci Pisano: Ed aiutanti Pavolo Zaccagnini e Bruno Ghiara Cascinesi. La decorazione a stucchi, le figure allegoriche dipinte sulle porte e al soffitto sono opere di artisti che dovremo ricordare per altre parti. Notevoli le iscrizioni “Congrua servantur cunctis hic pharmaca morbis,, e “Altissimus creavit de terra medicamento et vir prudens non abhorrebit illa”: un invito cortese in forma metrica ed un monito preso dal libro del1′ Ecclesiaste. La Farmacia ebbe fino ai giorni nostri meritata rinomanza.

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marzo 29th, 2009 by admin

 E una costruzione del secolo XVII. Colonne doriche di pietra serena su basamento continuo, sostengono un architrave interrotto da un arcone in corrispondenza dell’ingresso. Nel fregio sta scritto : ” Cartusia Pisarum fundata Anno R. S. MCCCLXVI”. Fiancheggiano l’arco due sentenze tratte dagli scritti di S. Girolamo e di S. Basilio ad esaltazione della vita solitària: “Habitantibus hic oppidum carcer est et-solitudo paradisus”, l’una, e l’altra ” Solitària vita ccelestis doctrince schola est et divinarum artium disciplina”. In alto una piccola statua di S. Brunone fondatore dell’Ordine, su di un frontespizio rettangolare entro il quale spicca la notissima esclamazione : ” O beata solitudo o sola beatitudo”. A destra dell’atrio è la cappella di S. Sebastiano eretta per il pubblico nel 1672 su disegno del Certosino Don lacopo Boccamanti, ed ampliata nel 1791. La lunetta ha un dipinto del pisano Giovanni Corucci, scolaro di G. B. Tempesti : la Madonna col bambino, S. Sebastiano e S. Bruno. Il S. Sebastiano dell’altare fu dipinto nel 1791 dal romano Matteo Baccelli; le decorazioni della volta sono di Cassio Natilli che lavorò anche in Pisa nella Cappellina dell’Opera del Duomo. A sinistra trovasi una piccola foresteria; l’affresco della lunetta, pellegrini assisi a mensa, è d’ignoto autore. Il motto che l’accompagna ricorda il dovere dell’ospitalità : “Qui suscipit hospitem suscipit Christum”. L’edificio del Vestibolo fu costruito nel 1672. Il visitatore entra nella foresteria ed attende la guida che lo condurrà nel Monastero.

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marzo 29th, 2009 by admin

In altri tempi si giungeva alla Certosa di Pisa per la via che venendo su dalla Corte formava nell’ultimo tratto una sensibile salita e piegava a destra lungo il muro di cinta dov’era l’antica porta principale di accesso. “Sorto tuttora visibili i resti di questo ingresso: un grande arco di pietra nel muro di prospetto, una piccola ” per il “Fratello”, portiere a destra, un arco a mattoni del sec. XIV a sinistra dove si apriva una Cappellina fuori della clausura, chiamala fino a tarda età “delle donne”. Qui oggi si trova la Farmacia del Convento ritornata in onore.Dopo la costruzione del Vestibolo in corrispondenza colla facciata della Chiesa, il Monastero corresse nel 1791 1’inclinazione stradale ed ornò di sacre edicolette 1′ estremo percorso. La bella strada che ora si stacca dalla Pieve attraversando gli uliveti è abbastanza recente ; porta il nome di Francesco Ruschi perché nel 1847 la ideò e la volle. Mediante un viadotto sbocca nell’antica che, formato un semicerchio dinanzi all’ingresso del Cenobio, risale a destra fino a Montemagno.

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marzo 29th, 2009 by admin

La solitudine vera nella Certosa di Pisa è nella cella. La campana indica i diversi esercizi nei quali il tempo è distribuito: preghiera, meditazione delle cose sacre, studio, lavoro manuale. Nell’atto che li compie il Certosino sa di trovarsi spiritualmente unito ai suoi confratelli che fanno altrettanto nelle celle claustrali, tutti assorti in un medesimo ideale, tutti animati da una comune speranza. “Pax multa in cella”; “Cella a Coelo”; “Cella continuata dulcescit”;…. queste ed altre massime scritte sulle porte, egregiamente interpretano lo spirito che dentro vi regna. Quello che per noi accade alla vigilia di una seria risoluzione da prendere, sotto il peso di qualche grave responsabilità, quando rientrando in noi stessi vogliamo attorno la solitudine e il silenzio, è per i Certosini l’atteggiamento continuo della loro anima e quasi lo scopo unico della loro vita. Quale ammonimento questi solitari, lontani dal tumulto delle città, dove gli uomini si arrovellano nelle lotte di ogni ora troppo spesso fatte di egoismo e di passioni smodate! Avvicinatene qualcuno: proverete l’incanto che emana dal trattare con persone di alto sentire, aperte da un lungo tirocinio di pensiero e di disciplina alla pietà verso le umane miserie e ad una grande bontà per tutti, perché la Bontà Divina contemplano nei libri assiduamente meditati, nei salmi che recitano, nei fiori amorosamente custoditi nel piccolo giardino, nelle verdi colline che coronano il Cenobio. O Bonitas !

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marzo 29th, 2009 by admin

Lo studio ed il lavoro nella vita rappresentano tappe fondamentali nella vita quotidiana della Certosa di Pisa. Gli antichi Statuti dell’ Ordine lo chiamano “l’eterno alimento delle anime”, e l’ionografia sacra rappresenta il Certosino in atto di leggere : in angulo cum libro. Prima dell’arte della stampa, il copiar manoscritti era una delle occupazioni imposte dalla Regola ai sacerdoti. Ristabilivano a prezzo di pazienti ricerche il testo perfettamente corretto, mentre altri alluminavano e rubricavano le carte con quelle inimitabili lettere ornate, con quelle iniziali a tratti così fermi, a colori così vivi e tenaci che invano se ne cerca il segreto. Nel sec. XV i Certosini stessi si fecero anche impressori : la prima opera, conosciuta con certezza, uscita dalle loro tipografie, è “l’Historia flende Crucis” edita a Parma per fratres Carthusice nel 1477. I più distinti per santità ed austerità di vita furono degli intrepidi lavoratori, a dimostrare quanto il lavoro della mente serva per mantenere il fervore della vita contemplativa. Una “Biblioteca Cartusiana”, comprenderebbe il numero di ottocento autori. Basti ricordare fra i più noti : Dionigi l’estatico, Ludolfo di Sassonia, Lanspergio, il Surio e poi il Le Couteulx e il Le Mason. Occupazione preferita dal Certosino è lo studio delle Sante Scritture, della Teologia, della Mistica che offre la conoscenza dei veri principi della spiritualità. Gli studi profani non sono positivamente vietati ma vengono ritenuti come non confacenti ad un Religioso che voglia essere alieno da ogni vana curiosità per mantenere 1’anima in continuo raccoglimento. Alcune ore del giorno son dedicate al lavoro manuale, voluto dalla Regola come necessario per la salute fisica e come un sollievo : coltivare il giardino, dipingere o modellare soggetti sacri, scolpire in legno, lavorare al tornio, fare opere d’intarsio. La mente si riposa e il corpo ne ritrae vantaggio. Anche qui sono vietati l’eccesso e la dissipazione dovendo tutto contribuire al miglioramento dello spirito ed al maggior fervore. La storia dell’Ordine ricorda molti individui che acquistarono notevole abilità nelle arti poste al servizio del tempio e nella decorazione delle Case Monastiche.

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marzo 29th, 2009 by admin

La vita dei Certosini, giudicata spesso da chi non la conosce come troppo austera non è quella di eremiti piena di difficoltà e di rischi ed abbracciata perciò da un numero limitatissimo di individui. L’eremita vive nell’ isolamento e nella indipendenza, invece il Certosino obbedisce ad una Regola e ad un Superiore della casa, si riunisce ai suoi confratelli per gli uffici divini in Chiesa, per le adunanze nella cappella del Capitolo, per il colloquio concesso in determinati giorni, per il passeggio settimanale “spatiamentum”, al di fuori del Monastero, per i pasti nel Refettorio alla domenica ed in altri giorni festivi. La Regola dell’Ordine vuole che il giorno e la notte siano santificati con un avvicendarsi di occupazioni, interrotte da onesti sollievi che rendono più spediti a riprenderle con nuova lena. L’ufficio notturno che dura nel coro in media tre ore è preceduto da quattro ore di riposo e seguito da altre tre. La giornata è dedicata in gran parte alla liturgia : Messa conventuale che si canta sempre, seguita o preceduta dalle Messe piane celebrate contemporaneamente dai diversi Religiosi, ciascuno nella cappella destinatagli ; recita dell’Ufficio canonico in cella, coll’ Ufficio della B. V. Maria “de beata”, meno il Vespro di quello, che ogni giorno si recita in Coro, seguito spesso dall’Ufficio dei morti. Nelle feste l’Ufficio vien cantato per intero al Coro, eccetto la Compieta. Le ore antimeridiane libere ed il tempo dopo il Vespro sono dedicati alla meditazione, alla lettura spirituale, all’esame della propria coscienza in Coro, seguito spesso dall’Ufficio dei morti. Nelle feste l’Ufficio vien cantato per intero al Coro, eccetto la Compieta. Le ore antimeridiane libere ed il tempo dopo il Vespro sono dedicati alla meditazione, alla lettura spirituale, all’esame della propria coscienza.

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marzo 29th, 2009 by admin

Chi crede che la vita dei Certosini sia fatta soltanto per espiare delle colpe, oppure sia la risoluzione di una crisi di coscienza e di un dramma interiore ; chi vede nella Certosa di Pisa un porto di naufraghi della società che attendono in solitudine la morte come una grande liberatrice : è in errore. Casi di tal genere nella storia quasi millenaria dell’Ordine si sono verificati ben di rado, e non sono proprio questi a dar ragione della continua vitalità dell’Istituto Monastico. Lo sviluppo che questo prende per fare accorrere nelle sue file di individui diversi di grado e condizione sociale, e di svariate attitudini, dimostra come il genere di vita praticato nelle Certose sia secondo la portata di molte persone che pur se ne crederebbero incapaci. Alcuni vi sono condotti dalla attrattiva della solitudine e della vita interiore ; altri vi chiedono un rifugio contro le lusinghe mondane ; ve ne sono di quelli che vi cercano una vita austera; tutti però, quali essi siano, e qualunque sia il motivo che li conduce, offrono la prova più evidente che la Regola Certosina è lungi dall’essere al di sopra delle forze umane. E se volessimo porre dinanzi agli occhi del lettore qualche dato statistico, si vedrebbe che la massima parte dei Certosini hanno scelto e scelgono questa vita in giovane età, nel periodo migliore della loro esistenza, in piena tranquillità di spirito.

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marzo 29th, 2009 by admin

 Conoscere il genere di vita che i Certosini conducono è non soltanto dar ragione della esistenza e della forma esteriore di tutto l’edificio da essi abitato, ma anche porre nel giusto valore le opere che lo abbellirono attraverso le età non ad ostentazione di ricchezza e di lusso come per l’abitazione di un grande signore, e neppure a diletto del visitatore, ma per rendere il Monastero sempre più degno della vita religiosa. Le particolari contingenze storielle della Certosa di Pisa per gli stretti rapporti con la Corte di Toscana, richiesero nel secolo XVIII una certa condiscendenza alle esigenze di quei tempi pieni di fasto, con sacrificio della semplicità certosina ; resta fermo però che questa fu un’ eccezione imposta da motivi di opportunità, e che la vita dei Monaci nell’intimità delle celle si svolse pienamente tranquillità con vera fedeltà agli Statuti dell’Ordine che mai, ed in nessun caso, ebbero a sentire il bisogno di modificazioni o di riforme. Abbiamo veduto colle opere condotte per secoli una completa trasformazione della Certosa di Pisa ; ma la vita dei Monaci è rimasta la stessa. Sulle pareti del sacro recinto ogni età ha lasciato la sua impronta; i beni del Monastero hanno sentito la ripercussione degli avvenimenti politici e sociali ; passata l’intera proprietà conventuale ad altre mani, i Certosini della Certosa di Pisa sono usciti e poi rientrati come custodi in quella che fu la loro casa ; ma nel continuo agitarsi di uomini, di idee, di cose, né un pensiero delle loro anime, né una parola delle loro preghiere, né la più piccola parte delle loro speranze hanno subito il più lieve cambiamento, conforme è scritto nella divisa dell’Ordine : “Stat crux dum volvitur orbis”.

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